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  la Storia le Camere  

...la romantica leggenda

"C'era una volta, lassù fra tanti monti quasi sconosciuti agli uomini, sola nella pace della pineta e dei prati declinanti cosparsi d'umile e piccola genziana e d'ogni sorta di fiori, lontana dal chiassoso rumore della città, una piccola casa, bella, che il sole, radioso signore del cielo, illuminava e scaldava di giorno, e la luna, nelle notti silenziose e piene di suggestivo mistero, velava dei suoi pallidi e miti riflessi.
In quella pace notturna, silenziosa, attorno alla piccola casa e nella pineta sussurrante dolcemente alla brezza, le lepri e la volpe, i bei fagiani dorati e la pernice si davano convegno e chiacchieravano ogni volta tra loro di un bell'animale che vedevano saltellare di giorno sulle creste: il camoscio. Dicevano ch'era innamorato del fischio d'una bella marmottina che, quando il sole più riscaldava le rocce della montagna, usciva dal suo nascondiglio a godersi il tepore di quel cielo sempre terso ed il profumo dei fiori di monte.
 
Rifugio
 
Quella casetta l'aveva costruita proprio lui, con tanto amore, in un tempo remoto, un bravo Signore sconosciuto, per un suo figliolo ch'era lontano soldato.
D'inverno, quando la neve cadeva abbondante e morbida su quelle pendici ondulate e tra la pineta fitta, sulle creste e sulle vette circostanti, quando altrove era freddo e tormenta, là invece, il buon Sole, che conosceva con quanto amore quel Papà, pensando al suo figliolo lontano, aveva costruito quella casetta lasciata in custodia ai piccoli Nani della Montagna, il buon sole – dico – non voleva che l'inverno maligno ne gelasse le mura che attendevano, attendevano sempre.
E sorgeva allora, gagliardo e battagliero sulle nubi dense di minacciosa bufera, e scioglieva in gara col vento quei vapori oscuri e pesanti, rifulgendo più bello che mai dopo la lotta.
Così la casetta attese negli anni, custodita da Nani e da qualche pastore vagante. Ma un giorno il Signore tornò col suo figliolo, e la fece con gioia più grande e più bella, ricca di interno tepore e di tiepide acque, con luci ed ogni conveniente conforto: lassù tra le nevi sempre belle d’ inverno, i prati e le pinete, i laghetti e i ruscelli, i fiori e le comode stradicciuole d’ estate.
Questa è la storia, o lettori piccini e più grandi che amate la pace d'estate, e la gioia della neve scintillante e del sole, questa è la storia – vi dico – del vostro rifugio a PIAN GIMONT"

28 giugno 1964

Quel giorno a cui si riferisce la leggenda, nella storia concreta, vuole essere il 28 giugno 1964; sotto la presidenza dell’ avv. De Ambrosys (a fianco nella foto), quel giorno fu infatti inaugurato e realizzato il sogno dei soci del Cai (Club Alpino Italiano) Ule (Unione Ligure Escursionisti) di Genova, un proprio rifugio, una struttura da lungo tempo cercata, e dopo diversi tentativi realizzata, nell'anno del 50° anniversario dell'associazione, grazie al generoso contributo dei soci stessi. avv. De Ambrosys
Di seguito sono elencati, in ordine alfabetico, coloro che più hanno dato: M. Accetta, C. Pagnara, M. Campi, Cai sede C. Milano, E. Carminati, L. Ceccarelli, E. Chiappori, E. De Ambrosys, S. De Benedetti, A. Ferrea, G. Lavezzari, I. Messina, R. Messina, Jean Mosio, A. Parodi, M. Protto, L. Pizzocro, A. Ramognino, C. Valetto.
La gestione del rifugio è profondamente legata alla famiglia Villata che per ben 25 anni ha vissuto il rifugio e lo ha fatto conoscere come struttura d'eccellenza nella zona, grazie all'ottima ospitalità ed una cucina che sapeva "prendere per la gola gli ospiti".
Erano i tempi in cui i rifornimenti avvenivano a spalle, in inverno si saliva con gli sci e le pelli di foca, caricati di zaini pesanti.
Negli ultimi anni, alla guida del rifugio, si sono alternati alcuni gestori e si è assistito allo sviluppo dello sci su pista, che in inverno catalizza la vita dell'alta valle di Susa.
E' stato introdotto l'uso di mezzi meccanici per lo spostamento sul territorio (motoslitte e gatti delle nevi) che hanno reso possibile un più facile approvvigionamento ed accessibilità, nonché risultate come attrattiva turistica di dubbia sostenibilità ambientale e per questo contestate.
Gli attuali gestori Marco Marchelli e Bruno Morella, sono due giovani amanti della montagna, iscritti entrambi al Cai Ule di Genova, che ha voluto onorarli della gestione, riportando il rifugio "vicino ai soci", rispolverando quel legame che aveva permesso la nascita della struttura.
I gestori che dall'ottobre 2009 hanno preso in mano la gestione, cercano di coniugare sviluppo moderno con antiche tradizioni e cultura alpina, prodigandosi affinchè vi sia dialogo intragenerazionale e tra i diversi fruitori della montagna, con bisogni e talvolta culture molto differenti
 
Rifugio